Vita e detti dei Padri del deserto http://www.padrideldeserto.net Justus ut palma florebit Mon, 08 Sep 2014 09:23:17 +0000 it-it hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.0.11 Longino – 5 http://www.padrideldeserto.net/longino-5/ http://www.padrideldeserto.net/longino-5/#comments Wed, 28 Sep 2011 19:35:02 +0000 http://www.padrideldeserto.net/?p=1626 5. Il padre Longino disse al padre Acacio: «La donna sa di aver concepito quando il suo sangue si ferma. Anche l’anima sa di aver concepito lo Spirito Santo, quando si placano le passioni che scorrono giù da lei [1]; finché è impigliata in esse, come può vantarsi quasi fosse impassibile? Da’ sangue e prendi Spirito».


[1] Questa è un’altra faccia, molto suggestiva, di un tema ricorrente sulla base di un’esegesi spirituale dell’incontro di Eliseo e la Sunamita (cf. 2 Re 4, 8ss.). L’abbiamo già visto in Cronio 1; sarà ripreso da Poemen (n. 205 = S 18). La versione latina di Pascasio aggiunge una lunga variante al brano n. 36 di Macario: «…saremo senza turbamento; sapendo che all’inizio Dio creò le cose buone, ma il diavolo vi seminò sopra quelle cattive. Da qui provengono danni innumerevoli». E aggiunge: «È colpa del monaco se, offeso dai fratelli, non va incontro [agli altri] per primo nella carità, con cuore purificato. Infatti la Sunamita non avrebbe meritato di ricevere Eliseo in casa sua se avesse avuto qualche questione con qualcuno. La Sunamita è figura dell’anima, Eliseo dello Spirito Santo; infatti se l’anima non è pura, non merita di ricevere lo Spirito di Dio. Così l’ira inveterata accieca gli occhi del cuore e impedisce all’anima la preghiera» (Pasch. 37, 4). Evidentemente non viene affermata con questo una possibilità di purezza dell’anima anteriore al dono dello Spirito, ma la disponibilità dell’anima, battezzata e confermata in grazia, ad abbandonare l’attaccamento alle passioni e ad aprirsi a successivi doni dello Spirito. Il brano di Longino è molto chiaro in questo senso. Doroteo di Gaza lo commenta in tal modo (Ins. X, 104): «…se uno lotta, a poco a poco procede e infine agirà nella pace, poiché Dio vede la violenza che egli fa a se stesso e gli porge aiuto. Facciamo dunque anche noi violenza a noi stessi, mettiamoci all’opera, cerchiamo almeno di volere il bene… poiché dal volere giungeremo assieme a Dio anche a lottare, e dal lottare riceveremo aiuto per l’acquisizione delle virtù; per questo uno dei padri diceva: “Da’ sangue e prendi Spirito”, lotta cioè e giungerai al possesso della virtù».

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Longino – 4 http://www.padrideldeserto.net/longino-4/ http://www.padrideldeserto.net/longino-4/#comments Wed, 28 Sep 2011 19:32:42 +0000 http://www.padrideldeserto.net/?p=1624 4. Un’altra volta, gli portarono un indemoniato, ma egli disse loro: «Non so che fare per voi, andate piuttosto dal padre Zenone». Quando il padre Zenone cominciò ad esorcizzare il demonio per cacciarlo, questi si mise a gridare: «Padre Zenone, credi forse che io fugga per causa tua? Ecco, il padre Longino è là che prega e scongiura contro di me. Se io ora esco da costui, è per il timore delle sue preghiere. A te non avrei dato retta» (257ab).

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Longino – 3 http://www.padrideldeserto.net/longino-3/ http://www.padrideldeserto.net/longino-3/#comments Wed, 28 Sep 2011 19:31:00 +0000 http://www.padrideldeserto.net/?p=1622 3. Una donna, che aveva al petto una malattia chiamata cancro, sentì parlare del padre Longino e cercò di incontrarlo. Egli dimorava allora a nove miglia da Alessandria. La donna andò a cercarlo e incontrò quel beato mentre raccoglieva legna presso il mare. Trovatolo, gli disse non sapendo che era lui: «Padre, dove abita il servo di Dio, il padre Longino?». Ed egli le disse: «Che cosa vuoi da quell’imbroglione? Non andare da lui, è un imbroglione. Cos’è che hai?». La donna gli mostrò la sua malattia ed egli, dopo averci fatto sopra un segno di croce, la congedò dicendole: «Va’, e Dio ti guarirà. Longino non avrebbe potuto per nulla aiutarti». La donna credette alla sua parola [1], se ne andò, e immediatamente fu guarita [2]. Quando, in seguito, raccontò ad alcuni l’accaduto e descrisse la fisionomia dell’anziano, apprese che era lo stesso padre Longino (256d-257a).


[1] Cf. Gv 4, 50.

[2] Cf. Lc 8, 47 e par.

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Longino – 2 http://www.padrideldeserto.net/longino-2/ http://www.padrideldeserto.net/longino-2/#comments Wed, 28 Sep 2011 19:29:15 +0000 http://www.padrideldeserto.net/?p=1620 2. Il padre Longino disse: «Se una volta stai male di’: – Che io stia pur male e muoia! Ma se mi chiedi di mangiare fuori tempo, allora non ti darò nemmeno il cibo quotidiano» (256d).

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Longino – 1 http://www.padrideldeserto.net/longino-1/ http://www.padrideldeserto.net/longino-1/#comments Wed, 28 Sep 2011 19:28:06 +0000 http://www.padrideldeserto.net/?p=1618 1. Un giorno il padre Longino interrogò il padre Lucio su tre pensieri. Disse: «Desidero farmi straniero» [1]. Gli dice: «Se non sai trattenere la lingua, non sarai straniero dovunque tu vada. Trattieni qui la tua lingua e sarai straniero». «Desidero digiunare», gli dice ancora. L’anziano rispose: «Dice il profeta Isaia: – Se ti pieghi come un anello e come un giunco fai il tuo collo, neppur questo sarà chiamato digiuno gradito [2]. Domina piuttosto i pensieri cattivi». Gli dice quindi per la terza volta: «Desidero fuggire gli uomini». Rispose l’anziano: «Se prima non riesci a spuntarla con gli uomini, non riuscirai a spuntarla neppure nella solitudine» (256c; PJ X, 33).


[1] L’«estraneità» (= xeniteía) è una delle categorie fondamentali della tradizione monastica. Molti apoftegmi la puntualizzano. Giovanni Climaco ne parla nelle prime pagine della Scala del Paradiso, dedicando ad essa l’intero capitolo terzo. Come per tanti altri temi, egli ordina in una sintesi organica quanto troviamo sparso qua e là negli apoftegmi e in altre fonti a lui anteriori. La dottrina dell’estraneità ha un fondamento cristocentrico ben preciso, poiché il Cristo dai cieli, dal seno del Padre, si è fatto straniero per noi sulla terra. Fa parte del risalire, come per l’ubbidienza e la disubbidienza, la via di Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso (cf. Introd., pp. 42-45). Il capitolo di Climaco si apre con questa definizione (III, 10): «Estraneità è l’abbandono di tutto ciò che è nella nostra patria, che ci ostacola nel perseguire la pietà» (cf. Evagrio 7). «Estraneità è un costume senza parresia (cf. Agatone 1)… vita nascosta… proposito di amore di Dio… profondità di silenzio». E ancora (III, 12): «Straniero è colui che sta in mezzo a genti di altra lingua come se non ne intendesse il linguaggio pur conoscendolo» (cf. Titoes 2). Vedi anche Ammone 4, Andrea e passim. Il padre Pisto dà una definizione molto precisa: «In qualsiasi luogo tu vada, di’: “Non mi riguarda”, questo è vivere da stranieri». Farsi anche materialmente stranieri in mezzo a genti di lingua, cultura, mentalità, costumi diversi dai nostri è un modo di mettersi più radicalmente nelle mani del Signore e di sperare di essere afferrati più totalmente dal suo amore.

[2] Cf. Is 58, 5.

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Longino – introduzione http://www.padrideldeserto.net/longino-introduzione/ http://www.padrideldeserto.net/longino-introduzione/#comments Wed, 28 Sep 2011 19:25:24 +0000 http://www.padrideldeserto.net/?p=1616 LONGINO

Della sua vita e delle sue posizioni dottrinali si è già detto quasi tutto nella notizia biografica su Lucio (cf. p. 292). Quando questi lo raggiunse all’Ennaton, Longino aveva già radunati sotto di sé alcuni discepoli e, a motivo della sua autorità spirituale e del suo carattere energico, diverrà superiore della celebre laura dell’Ennaton. Lucio stesso, che era precedentemente stato suo maestro – come ce lo mostra il primo dei brani seguenti –, diverrà suo discepolo. La sua popolarità nella letteratura ascetica è grande; Doroteo riprende il detto n. 5 (cf. nota 11, pp. 298s.). La serie anonima greca (N 558 e 559), le raccolte armena e siriaca, i manoscritti inediti della raccolta sistematica «derivata» (cf. Guy, Recherches…, p. 241), attribuiscono a lui non pochi brani che lo mostrano immerso in una grande umiltà e compunzione. Le Chiese precalcedonesi nei loro sinassari lo commemorano con grande venerazione.

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Lot – 2 http://www.padrideldeserto.net/lot-2/ http://www.padrideldeserto.net/lot-2/#comments Wed, 28 Sep 2011 19:23:09 +0000 http://www.padrideldeserto.net/?p=1614 2. Raccontarono di un fratello caduto in peccato, che si recò dal padre Lot; e, in grande turbamento, entrava e usciva dalla sua cella, poiché non riusciva a stare fermo. «Che hai fratello?», gli chiese il padre Lot. Disse: «Ho commesso un grave peccato e non ho la forza di dirlo ai padri». «Confessalo a me – gli dice l’anziano – e sarò io a portarlo». Allora il fratello dice: «Sono caduto nella fornicazione e per raggiungere il mio scopo ho commesso un assassinio». «Coraggio – gli dice l’anziano –, c’è penitenza: va’, rimani nella tua grotta e digiuna un giorno sì e uno no; e io porterò con te la metà del tuo peccato» [1]. Al compiersi di tre settimane fu rivelato all’anziano che Dio aveva accolto la penitenza del fratello. E questi rimase sottomesso all’anziano fino alla morte di lui (256b).


[1] Uguale promessa si trova nelle lettere di Barsanufio ad Andrea (epp. 72 e 73): Andrea rimane deluso che l’anziano gli avesse detto che si caricava della metà del suo peccato, e non di esso tutto intero, e protesta. Barsanufio obietta che sarebbe stata presunzione dire: «Lo porto tutto». Ciò è «riservato ai perfetti». Se avesse detto così l’avrebbe inoltre escluso dalla «comune opera spirituale», in cui essi erano «compartecipi… della bella conversione». Il caricarsi del peccato confessato dal figlio spirituale è uno degli aspetti più profondi della dottrina tradizionale sul rapporto anziano-discepolo. Nell’ampia corrispondenza con Barsanufio, Doroteo gli chiede un giorno di caricarsi dei suoi peccati (ep. 270); il grande anziano gli dà una risposta che investe tanti aspetti di questo rapporto tutto soprannaturale: la compassione e l’amore dell’anziano, la fede e l’obbedienza del discepolo: «Fratello, anche se mi chiedi una cosa superiore alle mie forze, ti mostro la misura dell’amore, che fa violenza a se stesso fino a superare la propria misura. Ecco, io sono stupito davanti a te, e accetto, e porto il peso [dei tuoi peccati], ma a questa condizione: che tu porti il peso del custodire le mie parole e i miei comandi. Sono infatti salvifici (cf. nota 6, pp. 282s.) e vivrai senza essere confuso».

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Lot – 1 http://www.padrideldeserto.net/lot-1/ http://www.padrideldeserto.net/lot-1/#comments Wed, 28 Sep 2011 19:20:38 +0000 http://www.padrideldeserto.net/?p=1612 1. Uno degli anziani si recò dal padre Lot presso la piccola palude di Arsenoe, e gli domandò una cella; Lot gliela diede. Il vecchio era malato, e il padre Lot lo faceva riposare; e quando qualcuno veniva in visita da lui, lo mandava anche dall’anziano malato. Ma questi cominciò a diffondere le idee di Origene [1]; il padre Lot ne era afflitto e diceva: «Non crederanno i padri che anche noi siamo così!». Ma temeva di cacciarlo, a motivo del precetto [2]. Il padre Lot si recò allora dal padre Arsenio e gli raccontò di quell’anziano, e il padre Arsenio gli disse: «Non cacciarlo via, ma digli: – Ecco, mangia e bevi ciò che vuoi dei doni di Dio, soltanto non fare questi discorsi. Se vorrà, si correggerà; se non vorrà correggersi, sarà egli stesso a chiedere di andarsene, e non sarai tu a dargliene occasione». Il padre Lot, al ritorno, fece così; e l’anziano, alle sue parole, non volle correggersi, ma cominciò a pregare: «In nome del Signore, mandatemi via di qua, perché non posso più sopportare il deserto». Così se ne andò, e lo congedarono con amore (253d-256a).


[1] Cf. nota 30, p. 189.

[2] Cf. Teodoro di Ferme 18. Quando gli apoftegmi parlano dell’ejntolê, il precetto, il comando di Dio, senza altre specificazioni, intendono il «comandamento nuovo» dell’amore reciproco dato da Gesù nell’Ultima

Cena (cf. Gv 13, 34s.).

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Lot – introduzione http://www.padrideldeserto.net/lot-introduzione/ http://www.padrideldeserto.net/lot-introduzione/#comments Wed, 28 Sep 2011 19:18:10 +0000 http://www.padrideldeserto.net/?p=1610 LOT

Abitava ad Arsenoe, cioè nell’oasi del Faiyûm (cf. p. 141). L’abbiamo già visto chiedere consigli al padre Giuseppe di Panefisi. Il suo discepolo più conosciuto, nominato più volte proprio come «il» discepolo del padre Lot (cf. Agatone 1), è Pietro Pionita, che incontreremo più avanti e che si richiamerà al nome e all’insegnamento del suo maestro (cf. p. 429).

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Lucio – 1 http://www.padrideldeserto.net/lucio-1/ http://www.padrideldeserto.net/lucio-1/#comments Wed, 28 Sep 2011 19:17:26 +0000 http://www.padrideldeserto.net/?p=1608 1. Un giorno si recarono dal padre Lucio a Ennaton alcuni monaci chiamati euchiti [1]. L’anziano chiese loro: «Qual è il vostro lavoro manuale?». Essi dissero: «Noi non tocchiamo lavoro manuale, ma, come dice l’Apostolo, preghiamo senza interruzione» [2]. «Ma non mangiate?», chiede l’anziano. Dicono: «Sì». «E allora, mentre mangiate, chi prega per voi?». Disse quindi: «Non dormite?». Dissero: «Sì». «Dunque, mentre dormite, chi prega per voi?». Ma non sapevano che rispondere a queste domande. «Scusatemi – disse loro l’anziano – ma voi non fate come dite: io vi dimostro che, mentre compio il mio lavoro manuale, prego incessantemente. Io me ne sto seduto con Dio a inumidire i miei ramoscelli di palma e a intrecciarli in corde, e dico: Abbi pietà di me, o Dio, nella tua grande misericordia, nella moltitudine delle tue compassioni cancella il mio delitto [3]. Non è preghiera questa?». Dissero: «Sì». Ed egli a loro: «Se dunque trascorro tutto il giorno lavorando e pregando, guadagno più o meno sedici monete. Ne do due in elemosina e col resto mi mantengo. E quello che riceve le due monete prega per me mentre mangio e mentre dormo; così per la grazia di Dio adempio al precetto: pregate senza interruzione» (253bc).


[1] I messaliani (cf. nota 42, p. 258) – che prendevano nome da un termine siriaco, che significa «oranti», donde anche il termine corrispondente greco di «euchiti» con cui vengono designati, da euchê, preghiera – hanno costituito una corrente spirituale mistica largamente diffusa soprattutto nell’Asia Minore. Come già indica il loro nome, essi erano caratterizzati da un’altissima valutazione della preghiera, fino a teorizzare e a praticare di fatto l’astensione da ogni lavoro, indegno dell’uomo spirituale (cf. Silvano 5). Le loro tesi principali, non di rado indurite dalla presentazione degli avversari, sono riassumibili in questi termini: 1) una svalutazione dell’efficacia dell’operazione sacramentale rispetto al valore dell’impegno ascetico dell’uomo; 2) la sottolineatura della dimensione «sensibile» dell’esperienza dello Spirito Santo presente nei santificati; 3) l’affermata possibilità o inevitabilità della coabitazione, nei salvati, dello Spirito Santo e dello spirito impuro. Ecco come riassume questo pensiero un loro accanito avversario, Diadoco di Foticea: «Essi dicono che nel cuore dei credenti coesistono i due aspetti della grazia e del peccato; e si appoggiano per questo alla parola del Vangelo: “La luce appare nelle tenebre e le tenebre non l’hanno afferrata” (Gv 1, 5). Vogliono confermare la loro opinione dicendo che in alcun modo lo splendore divino è macchiato dalla mescolanza col Maligno, qualunque sia – essi dicono – nell’anima la vicinanza della luce divina con la tenebra del demonio. Ma da quella stessa parola dell’Evangelo sono accusati di pensare in maniera non conforme alle sante Scritture» (Oeuvres spirituelles, SC 5 bis, Parigi 1951).

[2] Cf. 1 Ts 5, 17.

[3] Sal 50, 3.

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