Antonio il Grande – introduzione

ANTONIO IL GRANDE

Se le date tramandate dalla tradizione sono esatte, visse più di 100 anni, dal 250-51 al 356. Era nativo di un villaggio copto; di famiglia cristiana, di cultura semplice e limitata. «Frequentava con i genitori la chiesa… era sottomesso ai genitori» (Vita Antonii, 1, 3), era un giovane molto pio. Rimase presto orfano, solo con una sorellina: «aveva 18 o 20 anni e si prendeva cura della casa e della sorella» (ibid., 2, 1). Pochi mesi dopo, sentì irresistibilmente rivolta a lui la parola del Signore al giovane ricco, che udì leggere in chiesa: «Se vuoi essere perfetto va’, vendi tutto quello che possiedi, dallo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli, poi vieni e seguimi» (cf. Mt 19, 21). Continua a leggere

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Antonio il Grande – 1

1. Un giorno il santo padre Antonio, mentre sedeva [1] nel deserto, fu preso da sconforto [2] e da fitta tenebra di pensieri. E diceva a Dio: «O Signore! Io voglio salvarmi, ma i pensieri me lo impediscono. Che posso fare nella mia afflizione?». Ora, sporgendosi un po’, Antonio vede un altro come lui, che sta seduto e lavora, poi interrompe il lavoro, si alza in piedi e prega, poi di nuovo si mette seduto a intrecciare corde, e poi ancora si alza e prega. Era un angelo del Signore, mandato per correggere Antonio e dargli forza. E udì l’angelo che diceva: «Fa’ così e sarai salvo». All’udire quelle parole, fu preso da grande gioia e coraggio: così fece e si salvò (76b; PJ VII, 1).


[1] La traduzione più propria del termine greco akêdía sarebbe «accidia», ma si è preferito usare «sconforto», perché suggerisce a chiunque un’immagine più nota. Accidia significa tristezza, tedio, negligenza, svogliatezza e simili. Certamente non è tentazione esclusiva dei monaci, ma assale in modo speciale la gente che pratica una vita monotona e solitaria.

[2] La traduzione più propria del termine greco akêdía sarebbe «accidia», ma si è preferito usare «sconforto», perché suggerisce a chiunque un’immagine più nota. Accidia significa tristezza, tedio, negligenza, svogliatezza e simili. Certamente non è tentazione esclusiva dei monaci, ma assale in modo speciale la gente che pratica una vita monotona e solitaria.

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Antonio il Grande – 2

2. Il padre Antonio, volgendo lo sguardo all’abisso dei giudizi di Dio [1], chiese: «O Signore, come mai alcuni muoiono giovani, altri vecchissimi? Perché alcuni sono poveri, e altri ricchi? Perché degli empi sono ricchi e dei giusti sono poveri?». E giunse a lui una voce che disse: «Antonio, bada a te stesso [2]. Sono giudizi di Dio questi: non ti giova conoscerli» (76c; PJ XV, 1).


[1] Cf. Rm 11, 33.

[2] Espressione tratta dal Vecchio Testamento (cf. Gn 24, 6; Es 23, 21s.), in cui ricorre frequentemente. Negli apoftegmi è usata come invito alla compunzione, al raccoglimento, alla vigilanza, al preoccuparsi della propria anima e non immischiarsi in cose altrui o più grandi di noi.

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Antonio il Grande – 3

3. Un tale chiese al padre Antonio: «Che debbo fare per piacere a Dio?». E l’anziano gli rispose: «Fa’ quello che io ti comando: dovunque tu vada, abbi sempre Dio davanti agli occhi; qualunque cosa tu faccia o dica, basati sulla testimonianza delle Sante Scritture; in qualsiasi luogo abiti, non andartene presto. Osserva questi tre precetti, e sarai salvo» (PJ I, 1).

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Antonio il Grande – 4

Disse il padre Antonio al padre Poemen: «Questa è l’opera grande [1] dell’uomo: gettare su di sé il proprio peccato davanti a Dio; e attendersi tentazioni fino all’ultimo respiro» (77a; PJ XV, 2).


[1] Come nel Vangelo è detto di Maria che ha scelto la parte buona (Lc 10, 42), e non la più buona, a significare che è la parte buona per eccellenza, senza possibilità di paragone, così qui per il monaco non si parla dell’opera più grande, ma dell’opera grande; è cioè quella grande per antonomasia. I nostri autori ripetono spessissimo che la consapevolezza della propria miseria è il fondamento di tutto. Evagrio dice: «L’inizio della salvezza è condannare se stessi» (n. 8 = S 1; cf. PJ V, 15, passim). Santa Teresa di Gesù Bambino arriverà a dire: «Sì, basta umiliarsi, sopportare con dolcezza le proprie imperfezioni: ecco la vera santità» (L 215, Gli scritti, p. 751). Vedi anche nota 62, p. 332.

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Antonio il Grande – 5

5. Egli disse ancora: «Nessuno, se non tentato, può entrare nel regno dei cieli; di fatto – dice – togli le tentazioni, e nessuno si salva» [1].


[1] Vedi Evagrio 5; cf. Poemen 13.

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Antonio il Grande – 6

6. Il padre Pambone chiese al padre Antonio: «Che debbo fare?». L’anziano gli dice: «Non confidare nella tua giustizia [1], non darti cura di ciò che passa, e sii continente nella lingua e nel ventre».


[1] Cf. 2 Cor 1, 9.

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Antonio il Grande – 7

7. Il padre Antonio disse: «Vidi tutte le reti del Maligno distese sulla terra, e dissi gemendo: – Chi mai potrà scamparne? E udii una voce che mi disse: – L’umiltà» (77b; PJ XV, 3).

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Antonio il Grande – 8

8. Il padre Antonio disse: «Vi sono di quelli che martoriano il corpo nell’ascesi e, mancando di discernimento, si allontanano da Dio» (PJ X, 1).

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